E' morto mons. Giovanni Nervo, fondatore della Caritas

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Il Fondatore e primo presidente di Caritas Italiana mons. Giovanni Nervo, presbitero della Diocesi di Padova, è mancato nella sera di giovedì 21 marzo all’Opera della Provvidenza di Sarmeola dove risiedeva da qualche tempo. Negli ultimi giorni la sua situazione era peggiorata.
Le esequie saranno celebrate nella Cattedrale di Padova LUNEDI 25 alle ore 10.00.

La camera ardente è presso l’Opera della Provvidenza, OPSA, a Sarmeola di Rubano, Via della Provvidenza, 68, aperta sabato e domenica dalle ore 8,00 alle 20,00. . 

 

«Mons. Giovanni Nervo – ricorda il vescovo mons. Antonio Mattiazzo, che proprio nei giorni scorsi lo ha incontrato all’Opera della Provvidenza – è stato una figura emblematica della Chiesa padovana e italiana, a cui ha dedicato la sua vita di prete e di uomo; si è impegnato strenuamente per l’affermazione di una pedagogia della carità così come doveva essere la Caritas nel pensiero di Paolo VI e non ha mai mancato di denunciare ingiustizie o incoerenze. Ma il suo impegno è stato anche avvalorato da un alto senso di responsabilità civile, governata dai valori del cattolicesimo sociale, di cui è stato uno dei protagonisti. Il suo operato è stato più volte riconosciuto anche dalla società civile e gli è valso il riconoscimento della laurea honoris causa dell’Università di Udine nel 1996 e nel 2003 dell’Università di Padova».

 

Don Giovanni, nei suo 94 anni di vita, è stato uno strenuo difensore e sostenitore del vangelo dei poveri «La prima carità è il Vangelo – dichiarò in un’intervista all’Osservatore Romano in occasione dei suoi 90 anni, il 13 dicembre 2008 – perché la povertà maggiore è la mancanza di fede, e che per molti, che forse crederanno di non essersi mai incontrati con Gesù Cristo, la carità sarà l’ottavo sacramento che li salva.

 

Giovanni Nervo (1918 – 2013)

Figlio di Sebastiano e di Teresa Andolfatto, Giovanni Nervo nasce il 13 dicembre 1918 a Vittadone, frazione di Casalpusterlengo, in provincia di Milano. La famiglia, originaria di Solagna (Vi), era andata profuga durante la guerra. «La mia è stata una famiglia povera e questa condizione umana mi ha dato la possibilità di entrare sempre in sintonia con le condizioni dei più umili. Penso alla saggezza umana e cristiana di mia madre che ci ricordava sempre “quelli che erano più poveri di noi”; questo ci consentiva di comprenderli e anche di essere felici di quel poco che avevamo» – si legge nel profilo di don Giovanni Nervo scritto da Sergio Frigo nel volume “I veri ricchi di Padova. Donne, uomini e storie di volontariato” curato dal Toni Grossi e pubblicato nel 2012.

Nel 1919 la famiglia ritorna a Solagna, quindi a 13 anni Giovanni entra in seminario, prima al “Barcon” di Thiene, quindi al Maggiore di Padova e il 6 luglio 1941 viene ordinato prete da mons. Carlo Agostini.

«Sapevo già a otto, nove anni, che volevo fare il prete – racconta nel testo di Frigo – ma ricordo con gratitudine la sapienza di mia mamma, che ogni anno, al momento di tornare in seminario, mi diceva di pensarci bene e di non guardare alle attese della famiglia e di chiunque altro, ma di interrogare solo la mia coscienza. Ma per me fu una scelta naturale».

Il vescovo Agostini gli affida subito l’incarico di assistente al Collegio Vescovile Barbarigo di Padova e qui entra in contatto con gli ambienti della Resistenza: tanto da fare da staffetta portando comunicazioni e notizie ai partigiani riuniti sui Colli Alti del Grappa, dove Nervo ogni domenica sale a celebrare la messa: «Facevo da ufficio assistenza e stampa del gruppo resistenti: si trattava di nascondere quelli che entravano in clandestinità ed erano ricercati, di procurare cibo per le famiglie, o per le mamme che avevano il marito arrestato».

Nel 1944 Luigi Gui (padre costituente) porta a mons. Nervo l’opuscolo Uno qualunque: la politica del buon senso, «con un rudimentale ciclostile – ricorda Nervo nel volume “Storie Parallele Altopianesi” di Pierantonio Gios – ne duplicai alcune centinaia di copie che furono diffuse tra i gruppi della resistenza. Tutto questo facevo all’insaputa del mio rettore, monsignor Brotto, che sospettava qualche cosa, ma non era in grado di conoscere quello che facevamo in piena clandestinità». (In occasione dei 90 anni di Nervo e dei 60 della Costituzione è stata posta una targa commemorativa nel cortile interno del Barbarigo).

Nel 1945 fu nominato assistente provinciale delle Acli (presidente era il professor Angelo Lorenzi e consulente ecclesiastico mons. Francesco Dalla Zuanna) e contemporaneamente insegna religione all’istituto tecnico commerciale Calvi di Padova.

Dal 1950 al 1963, tramite l’Opera nazionale assistenza religiosa e morale agli operai (Onarmo) è cappellano di fabbrica e presta servizio in numerose aziende del Padovano e insieme a don Pietro Zaramella organizza vari corsi in località montate per la formazione morale e sociale degli operai.

Nel 1951 istituisce la Scuola Superiore di Servizio Sociale e ben presto avrà il compito di coordinare tutte le scuole di servizio sociale Onarmo esistenti in italia.

Nel 1964 fonda il Centro di studi, ricerche e formazione nel settore dei servizi sociali e sanitari che diviene la Fondazione Emanuela Zancan (intitolata alla vicepresidente della scuola di servizio sociale di Padova morta nel novembre 1963). Mons. Nervo rimane presidente della Fondazione Zancan fino al 1997-

Nel 1965 il vescovo Girolamo Bortignon lo nomina parroco di Santa Sofia, a Padova, ma nel 1969 Nervo rinuncia all’incarico per i troppi impegni sul fronte sociale.

 

Il 2 luglio 1971 nasce la Caritas, voluta dalla Conferenza episcopale italiana e don Giovanni Nervo viene chiamato a presiederla, sebbene nel 1976 a causa di una modifica dello statuto - da lui stesso sollecitata - che designava la presidenza a un vescovo, Nervo divine vicepresidente e lo rimane fino al 1986.

A questo proposito, in un’intervista di Gaetano Vallini sull’Osservatore Romano del 14 dicembre 2008 (per i 90 anni) Nervo dichiaraSono stato come un capo cordata in una scalata alpina, che inevitabilmente ha più visibilità nei media, ma la scalata è egualmente di tutti […]. Giuridicamente il fondatore della Caritas italiana è stato il cardinale Poma, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), che il 2 luglio 1971 firmò il decreto di costituzione. Culturalmente e spiritualmente il fondatore è stato Paolo VI, con il suo discorso al primo convegno delle Caritas diocesane nel settembre 1972. Organizzativamente è stato un gruppo di amici, sacerdoti e laici, su mandato della CEI, che ci hanno creduto fermamente e ci hanno lavorato con piena dedizione».

 

Appena nata la Caritas Italiana si trova a far fronte a un’emergenza nazionale: il terremoto del Friuli del 1976. Sono i primi passi delle Caritas diocesane: si avvia infatti una fitta rete di gemellaggi fra le diocesi italiane e le parrocchie colpite dal sisma e vengono attivati 80 centri di comunità in cui far ritrovare le persone,  tutto con i contributi della Chiesa italiana. «Proponemmo alle diocesi e alle Caritas diocesane che ciascuna si facesse carico di un Paese gravemente colpito, non tanto per mandare soldi o altre aiuti, ma perché a rotazione un gruppo di volontari andasse a vivere con loro, per condividere le loro difficoltà. Risposero circa ottanta diocesi:  fu un’esperienza splendida di comunione umana ed ecclesiale. Ricordo quando accompagnai il direttore della Caritas di Pavia a Braulins, un paesino completamente distrutto:  chiese al sindaco di che cosa avessero bisogno. Il giovane sindaco ci pensò un po’ e poi disse:  “Che facciate coraggio a questa gente”. Così alcuni volontari posero la tenda lì e rimasero con loro. È la carità che si fa condivisione» racconta Nervo nell’intervista all’Osservatore Romano.

 

Questa esperienza portò Nervo alla presidenza dell’Associazione nazionale di volontariato della Protezione civile e nel 1996 il conferimento della Laurea Honoris Causa in Economia e commercio dall’Università degli studi di Udine.

Dal 1986 al 1991 mons. Nervo rimane a curare i rapporti fra la Cei e le istituzioni.

Ritornato a Padova prosegue l’impegno con la Fondazione Zancan e i corsi estivi a Malosco (Tn) fino al 1997 come presidente, quindi come presidente onorario, lasciando l’incarico a mons. Giuseppe Benvegnù-Pasini che lo aveva succeduto anche alla guida di Caritas Italiana in un passaggio di testimone della carità.

 

Nel 2003 – il 1° dicembre - l’Università degli Studi di Padova gli conferisce una seconda laurea honoris causa in Scienze dell’educazione e per l’occasione mons. Nervo tiene una lezione magistrale sul tema “Cultura ‘nobile e cultura ‘povera’: reciproche integrazioni e arricchimenti nella formazione”.

 

Negli ultimi anni mons. Giovanni Nervo, nonostante l’avanzare degli anni, ha proseguito con costanza nella sua attività di promozione della pedagogia della carità, partecipando a incontri, dibattiti, scuole di formazione all’impegno sociale e politico, contribuendo con i suoi scritti – rigorosamente a mano.

 
 

Per BluRadioVeneto: 
Uff. Stampa Diocesi di Padova