SAMBA TOURE' - Albala

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Come è cambiato il mondo! O almeno la percezione che ne hanno i nostri occhi di europei:

se una cinquantina di anni fa l'esodo che avveniva sistematicamente dagli Stati Uniti al vecchio continente ad opera del fior fiore dei jazzisti aveva creato la figura canonica dell'americano a Parigi, ora assistiamo al sempre più frequente riappropriarsi, da parte dei musicisti africani di ciò che avevano donato, indirettamente, all'occidente, cioè il blues.
Ed è paradossale che questa che, malignamente, potremmo definire una nemesi storica, sia favorita dall'interessamento che un'altra generazione di "americani a Parigi" opera in misura crescente nei confronti di questo fenomeno.

Ormai Chris Eckman si può dire sia stato folgorato sulla via di Damasco dalla musica del continente nero. Ne avevo già parlato. se ben ricordate, a proposito di altre uscite discografiche. Qui ci troviamo a trattare questo splendido nuovo lavoro del maliano Samba Touré, caratterizzato dalla magia ipnotica del suo blues scarno, solenne, scuro. Quasi un rito, ammantato da una ieraticità liturgica che però nulla concede alla pomposità, lasciandoci stupefatti per la semplicità naturale e fluida con la quale riesce a rendere il dramma che sta vivendo il suo paese.

Questi africani non sbagliano un colpo, possiamo dirlo, ridonandoci il piacere di riafferrare il senso ultimo del blues. Penso che anche Eckman e Hugo Race (altra collaborazione al disco) se ne siano, piacevolmente, convinti.

Rifatevi la bocca...

Per BluRadioVeneto: 
Luciano Marcolin
Etichetta / Distribuzione: 
GLITTERHOUSE